18 Settembre 2020
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La necessità di protezione del Patrimonio attraverso i Certificati

Le recenti crisi finanziare hanno evidenziato che i tradizionali processi di asset allocation sono inadeguati a contrastarle e che classica diversificazione efficiente non è più sufficiente a sostenere il valore dei portafogli in caso di forti turbolenze.
Il tradizionale processo di asset allocation porta alla definizione di portafogli strategici, che hanno l’obiettivo di produrre nell’arco di 5-10 anni (in relazione alla rischiosità della linea o del portafoglio) la combinazione rendimento-rischio più efficiente.
Questo obiettivo è, purtroppo, più ideale che reale.
I modelli di asset allocation ricorrono quasi tutti e quasi sempre ai dati passati per stimare i valori futuri dei principali fattori da usare nel modello (rendimenti, volatilità e correlazioni), sulla base dell’assunzione che, su un arco temporale sufficientemente lungo, il passato costituisca una buona approssimazione del futuro. Sfortunatamente, questa assunzione non trova sufficienti riscontri oggettivi nella realtà dei mercati finanziari.
La principale ipotesi semplificatrice alla base dei modelli è che la distribuzione dei rendimenti di un asset class (o di un portafoglio) assuma la conformazione “normale”, per intenderci quella di una curva gaussiana, mentre sappiamo che la realtà in questo modo è approssimata in maniera grossolana. Il cosiddetto “tail risk” ovvero il rischio di subire ingenti e repentine perdite sui mercati finanziari è molto più frequente di quello che ci dicono i modelli.
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