23 Settembre 2017
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Option Selling

E’ stato dimostrato da studi empirici che il tra il 75% e l’80% delle opzioni scadano senza valore! Tra i pi autorevoli vi uno studio del Chicago Mercantile Exchange (CME) su dati raccolti nel triennio 1997-1999 il quale riporta che il 76,5% delle opzioni su Indici, valute e future arriva alla scadenza senza valore (out-of-the-money). La percentuale si incrementa notevolmente se si investe in favore di trend (oltre il 90%). In WeOptions operiamo da poco meno di 2 decenni avvantaggiandoci di questa straordinaria statistica.
Gli investitori istituzionali adottano sistematicamente strategie di Option Selling per decretare il successo del loro lavoro di Asset Manager; persino il formidabile Warren Buffett ha costruito buona parte della sua fortuna su questa metodologia, come stato recentemente ricordato dallo studio del The National Bureau of Economic Research “Buffett’s Alpha” pubblicato nel novembre 2013.

Il focus principalmente sulle opzioni PUT: come dimostra lo studio della societ di consulenza Asset Consulting Group nel periodo, sufficientemente indicativo, che va dal gennaio 1990 al dicembre 2011 la volatilit implicita prezzata dal mercato e rappresentata dall’Indice VIX stata mediamente del 20,27 ben al di sopra di quella che invece poi si rivelata la volatilit effettivamente realizzata, pari al valore medio di 16,38. Opzioni prezzate sugli Indici conferiscono un oggettivo vantaggio ai venditori.
Negli Stati Uniti, il Chicago Board Options Exchange ha ideato l’Indice Benchmark S&P500 Put Write Index che misura il rendimento in termini di total return di un’ipotetica strategia consistente nella vendita di opzioni PUT at-the-money sul S&P 500 stesso, in successione mensile e il contemporaneo investimento del cash collaterale a garanzia su Treasury Bill con scadenza trimestrale.
Lo studio di Asset Consulting Group, sulle performance mensili del PUT Index dal giugno 1986 fino a dicembre 2011, ha evidenziato che la strategia consente un rendimento medio annuo superiore al S&P500 (10,4% contro il 9,03%), ma soprattutto una forte riduzione della volatilit (10,6% contro il 15,9% dell’Indice azionario) come illustrato nella figura sotto.

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